Una fotografia può raccontare un momento diverso da quello in cui è stata realmente scattata. La data può essere modificata, i metadati alterati e un video può essere pubblicato giorni, mesi o persino anni dopo la sua registrazione.

Ma esiste un elemento che, in determinate condizioni, può contribuire a ricostruire l’orario originale di uno scatto: l’ombra proiettata dagli oggetti presenti nell’immagine.

La sua direzione e la sua lunghezza possono trasformarsi in preziosi indizi temporali, permettendo agli investigatori di verificare una cronologia, individuare incongruenze e mettere alla prova la ricostruzione di un evento.

È il principio alla base di una particolare metodologia investigativa, utilizzata anche nell’ambito dell’OSINT (Open Source Intelligence), conosciuta come cronolocalizzazione.

Un caso reale: quando un’ombra aiuta a ricostruire un evento

Il 17 luglio 2024, Human Rights Watch ha pubblicato un approfondimento sulle tecniche utilizzate per ricostruire la cronologia degli attacchi avvenuti in Israele il 7 ottobre 2023.

Tra i materiali esaminati figurava un filmato, pubblicato su Telegram soltanto l’8 novembre 2023, che mostrava uomini armati a bordo di motociclette lungo una strada nel sud di Israele.

Per gli analisti era fondamentale stabilire dove e a che ora fossero state registrate quelle immagini.

La didascalia del video indicava la strada 232. Tuttavia, osservando attentamente la segnaletica, gli investigatori individuarono un riferimento alla strada 242.

Attraverso il confronto con le immagini stradali disponibili su Apple Maps, riuscirono a riconoscere il luogo della ripresa, situato circa 750 metri a sud del kibbutz di Kissufim.

A quel punto, l’attenzione si spostò su un dettaglio apparentemente secondario: le lunghe ombre proiettate dagli uomini presenti nel filmato.

Utilizzando SunCalc, uno strumento che simula la posizione del sole in relazione a una determinata località, data e ora, gli analisti confrontarono l’orientamento delle ombre visibili con quello previsto dai calcoli astronomici.

Il risultato suggeriva che il video fosse stato registrato intorno alle 7:00 del mattino.

Ma l’indagine riservava un ulteriore particolare.

Esaminando il filmato fotogramma per fotogramma, i ricercatori individuarono un orologio digitale al polso di uno degli uomini. Sul display compariva l’orario delle 7:14.

Un riscontro coerente con la stima ottenuta attraverso le ombre, pur senza costituire, da solo, una conferma assoluta dell’orario.

L’analisi venne integrata con testimonianze e ulteriori registrazioni, contribuendo alla ricostruzione temporale degli eventi.

Come funziona l’analisi investigativa delle ombre?

Il principio scientifico è relativamente semplice.

Nel corso della giornata, il sole modifica la propria posizione apparente nel cielo. Di conseguenza, anche le ombre cambiano direzione e lunghezza.

Al mattino e nel tardo pomeriggio, quando il sole è più basso sull’orizzonte, tendono a essere più lunghe. Intorno al mezzogiorno solare, invece, raggiungono generalmente la loro lunghezza minima.

Conoscendo il luogo e la data di una fotografia, è possibile calcolare la posizione teorica del sole nei diversi momenti della giornata.

L’analisi investigativa si basa principalmente su due elementi:

  • La direzione dell’ombra, che permette di confrontare il suo orientamento con l’azimut solare, ossia la direzione del sole rispetto al nord.
  • La lunghezza dell’ombra, che può fornire informazioni sull’altezza del sole rispetto all’orizzonte.

Attraverso strumenti come SunCalc, l’analista può confrontare questi elementi con le condizioni astronomiche previste e individuare gli orari compatibili con l’immagine.

La metodologia richiede particolare attenzione alla prospettiva fotografica, all’orientamento degli oggetti e alla superficie sulla quale vengono proiettate le ombre.

L’obiettivo non è indovinare un orario, ma formulare una stima verificabile sulla base di elementi misurabili.

Un esperimento sorprendente: soltanto sei minuti di differenza

L’efficacia della metodologia è stata illustrata anche da Bellingcat, organizzazione specializzata in indagini condotte attraverso fonti aperte.

Nel maggio 2021, il ricercatore Nick Waters ha pubblicato un esperimento basato su una fotografia scattata il 14 ottobre 2019 nel complesso di Al-Aqsa, a Gerusalemme.

Conoscendo il luogo e la data, ha analizzato il rapporto tra la lunghezza di un oggetto e quella della sua ombra.

Successivamente, attraverso SunCalc, ha individuato un orario compatibile con le misurazioni: le 9:37.

Soltanto al termine del calcolo ha verificato i metadati originali della propria fotocamera.

La fotografia risultava scattata alle 9:43.

La differenza era di appena sei minuti.

Naturalmente, il risultato non significa che ogni fotografia possa essere datata con la medesima precisione. Dimostra, però, quanto informazioni apparentemente marginali possano diventare utili quando vengono analizzate con una metodologia rigorosa.

Dalla fotografia all’indagine: quali applicazioni concrete?

L’analisi delle ombre può trovare applicazione in differenti contesti investigativi, soprattutto quando è necessario verificare la collocazione temporale di fotografie e filmati.

In un’indagine privata, ad esempio, potrebbe contribuire a verificare la compatibilità tra l’orario dichiarato per una fotografia e quello suggerito dagli elementi ambientali.

Analogamente, può essere utile nell’esame di immagini presentate a sostegno di una ricostruzione dei fatti, nella verifica di una sequenza di spostamenti oppure nell’analisi di materiali fotografici acquisiti da fonti pubbliche.

In ambito OSINT, questa metodologia può integrarsi con la geolocalizzazione, ossia l’individuazione del luogo rappresentato, e con la verifica incrociata di immagini satellitari, filmati, metadati e altre informazioni disponibili.

Anche la ricerca scientifica conferma l’interesse per queste tecniche.

Uno studio pubblicato nel 2025, intitolato Sundial: A Method for Inferring Image Acquisition Time from Shadow Orientation, ha analizzato immagini satellitari e fotografie aeree, ottenendo un errore di stima di 2,1 ± 3,4 minuti attraverso misurazioni dell’orientamento delle ombre.

Si tratta di risultati riferiti a specifiche condizioni sperimentali, che non possono essere automaticamente estesi a qualsiasi immagine.

Quando un’ombra può ingannare l’investigatore

Nonostante le potenzialità, il metodo presenta limiti che non devono essere sottovalutati.

Una prospettiva distorta, un terreno inclinato o un’ombra parzialmente nascosta possono compromettere la correttezza delle misurazioni.

Inoltre, ombre di lunghezza simile possono presentarsi sia al mattino sia nel pomeriggio: per distinguere i due momenti è necessario considerare anche il loro orientamento.

Un ulteriore aspetto riguarda l’attendibilità delle informazioni iniziali. Se il luogo o la data dello scatto sono errati, anche la simulazione astronomica può condurre a conclusioni sbagliate.

La necessità di verificare l’origine, l’autenticità e il contesto delle immagini digitali assume particolare importanza anche in ambito giudiziario, dove la valutazione delle fonti aperte richiede procedure rigorose e riscontri indipendenti.

Questi aspetti sono affrontati anche nella guida Evaluating Digital Open Source Imagery: A Guide for Judges and Fact-Finders, pubblicata nel 2024 dallo Human Rights Center dell’Università della California, Berkeley, che approfondisce le problematiche legate alla valutazione delle immagini digitali provenienti da fonti aperte nei procedimenti giudiziari.

Per questo, l’analisi delle ombre non è sufficiente, da sola, a dimostrare la falsità di una fotografia o a smentire definitivamente una testimonianza.

Il suo valore risiede nella possibilità di individuare incongruenze da sottoporre a ulteriori verifiche.

Conclusioni: ciò che un’immagine racconta senza mostrarlo

L’attività investigativa richiede di osservare non soltanto ciò che appare evidente, ma anche i particolari che possono sfuggire a una prima lettura.

Un palo della luce, la sagoma di un edificio o l’ombra di una persona possono contribuire a ricostruire un momento preciso, verificare una dichiarazione o collocare un evento all’interno di una sequenza temporale.

L’analisi delle ombre rappresenta un esempio concreto di come astronomia, geometria e metodologie OSINT possano integrarsi nella ricerca e nella verifica degli elementi investigativi.

Perché, a volte, per scoprire se un’immagine racconta la verità, non bisogna osservare soltanto ciò che viene illuminato, ma anche quello che rimane nell’ombra.


Fonti e approfondimenti

Human Rights Watch (2024) – Time Will Tell: How Human Rights Watch Identifies Time Through Analyzing Videos

Bellingcat (2021) – Unsure When a Video or Photo Was Taken? How to Tell by Measuring the Length of Shadows

United States Geological Survey – USGS (2025) – Sundial: A Method for Inferring Image Acquisition Time from Shadow Orientation

Human Rights Center, University of California, Berkeley (2024) – Evaluating Digital Open Source Imagery: A Guide for Judges and Fact-Finders