Capire come scegliere un’agenzia investigativa valida semplicemente da internet è molto più difficile di quanto sembri. Quasi tutte si presentano come autorevoli, riservate, affidabili e orientate al risultato. Il problema è che molti dei criteri con cui un cliente prova a valutare la qualità di un’agenzia investigativa, in realtà, non dimostrano quasi nulla.
Vediamo, quindi, alcuni falsi miti molto diffusi, cioè alcune delle fallacie più comuni con cui i clienti finiscono per attribuire autorevolezza a un’agenzia investigativa senza avere elementi davvero solidi per farlo.
I falsi miti più diffusi
Anzianità dell’agenzia = esperienza?
“L’agenzia investigativa opera da molti anni sul territorio, quindi gli investigatori hanno maggiore esperienza”
Falso.
Non è una conseguenza né logica né statistica.
Il fatto che un’agenzia investigativa esista da molti anni non significa affatto che gli investigatori che seguiranno il vostro caso lavorino da molti anni. Per esperienza diretta mia e di diversi colleghi conosciuti nel settore, le agenzie investigative hanno spesso molto ricambio tra operatori e agenti. Diversi collaborano a chiamata e lavorano contemporaneamente, o in periodi diversi, sia per l’agenzia aperta da un anno sia per quella aperta da trent’anni.
Tradotto in termini molto concreti: potreste ritrovarvi gli stessi agenti a svolgere il pedinamento sia scegliendo un’agenzia nuova sia scegliendone una storica.
La maggior parte degli agenti si colloca di frequente in due fasce d’età:
- tra i 20 e i 35 anni
- tra i 50 e i 65 anni.
Questo perché il ruolo viene svolto spesso o da ragazzi più giovani, magari dopo gli studi universitari, oppure da ex appartenenti alle forze dell’ordine.
Gli anni di esperienza sul campo del singolo operatore non coincidono con gli anni di esistenza dell’agenzia. L’anzianità della struttura, quindi, non è una prova della qualità reale del servizio che riceverete.
La domanda giusta è:
“Chi seguirà concretamente il mio caso, con quale esperienza reale e con quale coinvolgimento diretto?”
Fatturato e sedi prestigiose garantiscono qualità?
“L’agenzia investigativa ha un fatturato molto alto e diverse sedi nelle zone più centrali o costose della città, quindi lavora bene ed è affidabile”.
Falso.
Anche questo è un criterio molto sopravvalutato.
Un fatturato elevato, diverse sedi o una presenza importante in zone prestigiose possono impressionare il cliente, ma non dimostrano affatto che quell’agenzia sia particolarmente valida nelle investigazioni private.
Nella pratica, il fatturato di un’agenzia investigativa, soprattutto quando è molto alto, spesso non dipende dalle investigazioni private. Molte realtà di grandi dimensioni generano una parte importante del proprio volume dalla sicurezza, che però è un settore diverso, con logiche diverse e margini spesso ridotti, utile soprattutto a far crescere il fatturato numerico.
Altri servizi che possono incidere sono, ad esempio, le informazioni commerciali o le bonifiche. Per questo il cliente dovrebbe chiedersi non quanto “fattura” un’agenzia in generale, ma da dove provenga davvero quel fatturato e quale sia il suo vero focus operativo.
Il consiglio più utile, quindi, è questo: se state cercando un servizio investigativo specifico, cercate di capire se quel servizio rientra davvero tra le attività principali dell’agenzia oppure se è soltanto una delle tante voci presenti sul sito.
Prezzo alto = servizio migliore?
“L’agenzia investigativa costa di più, quindi offre un servizio di qualità superiore”.
Falso.
Il prezzo da solo non misura la qualità.
I costi di un’agenzia investigativa non dipendono soltanto dal livello del servizio.
Possono essere più alti per ragioni diverse:
- perché avete parlato con un commerciale, che giustamente deve avere un proprio margine sul lavoro acquisito;
- perché l’agenzia ha un ottimo marketing e, quindi, può permettersi un posizionamento più alto;
- perché ha semplicemente più costi da sostenere, tra affitti, struttura, personale, investimenti o debiti.
Ciò non significa che il prezzo sia irrilevante. Significa che non va letto in modo ingenuo.
Allo stesso tempo, è bene diffidare anche delle tariffe troppo basse. Se un’agenzia propone cifre inferiori ai 40 euro l’ora, il rischio concreto è che, per stare nei costi, debba tagliare su aspetti che incidono direttamente sull’utilità del servizio: tempo effettivo, qualità degli operatori, organizzazione, documentazione, coordinamento o capacità di adattarsi agli sviluppi dell’attività.
Un altro punto fondamentale riguarda tutti i costi accessori. Bisogna chiedere con attenzione che cosa sia incluso e che cosa no. Una tariffa inizialmente conveniente può poi trasformarsi in un preventivo molto meno vantaggioso se emergono rimborsi non chiariti prima, costi chilometrici eccessivi o altre spese non preventivate con sufficiente trasparenza.
È vero che in questo settore non sempre è facile prevedere con assoluta precisione ogni costo finale, perché molte attività si sviluppano sul campo e anche gli stessi investigatori non possono sapere in anticipo ogni variabile. Proprio per questo, però, la chiarezza iniziale è ancora più importante.
Ex forze dell’ordine = maggiore affidabilità?
“L’agenzia investigativa dichiara di avere molti ex appartenenti alle forze dell’ordine, quindi il personale è più competente e affidabile”.
Falso.
Non è sinonimo di garanzia.
Avere nella squadra ex appartenenti alla Polizia di Stato o all’Arma dei Carabinieri non significa automaticamente offrire un servizio investigativo privato migliore. Le investigazioni private sono un settore diverso, con finalità, logiche operative, margini di azione e modalità di lavoro differenti.
Gli ex appartenenti alle forze dell’ordine che eccellono davvero in questo campo non lo fanno semplicemente per ciò che hanno fatto prima, ma per la loro capacità di rimettersi in gioco, imparare un mestiere differente e svolgerlo con cura, disciplina e intelligenza. E questo, in linea di principio, potrebbe farlo anche chi proviene da un percorso diverso.
C’è poi un’altra considerazione, meno comoda ma concreta: quando una persona percepisce già una pensione come entrata principale, può in alcuni casi ridursi lo stimolo a costruirsi nel tempo una reputazione eccellente nel settore o a inseguire risultati con la stessa determinazione di chi si gioca davvero la propria crescita professionale in questo lavoro. Non è una regola assoluta, ovviamente, ma è un fattore che esiste e che sarebbe ingenuo ignorare.
Anche qui, quindi, conta meno il curriculum raccontato e conta di più una domanda molto più semplice: questa persona è davvero brava a fare investigazioni private oggi?
Promesse e percentuali di successo
“L’agenzia investigativa promette risultati, quindi significa che può mantenerli”.
Falso.
Anzi, spesso è proprio il contrario: più una promessa è assoluta, meno è seria.
Difatti, un’agenzia investigativa che promette con sicurezza di ottenere la soluzione del caso può trovarsi a rimangiarsi tutto in seguito, ma a quel punto magari il cliente ha già affidato l’incarico o ha già pagato. Nessuna agenzia investigativa seria può garantire risultati certi al 100%. Può garantire che farà il possibile per raggiungerli, che lavorerà con metodo e che imposterà l’attività nel modo più utile, ma non può promettere l’esito finale come se dipendesse interamente dalla sua volontà.
Il caso più evidente sono le famose percentuali di successo pubblicate su certi siti: 99,97%, 98,94%, 99,98% e così via. Ogni volta che vedete numeri del genere, dovreste porvi una domanda preliminare: che cosa significa esattamente “caso risolto”?
Basta aver scoperto qualcosa?
Oppure, basta, aver chiuso l’incarico senza farsi scoprire?
Basta non aver trovato un tradimento e dichiarare quindi che il tradimento non c’era?
Oppure conta aver raccolto elementi realmente utili, documentati e magari anche spendibili in giudizio?
Il punto è proprio questo: “caso risolto” è spesso una definizione più letteraria che professionale, e senza un criterio oggettivo condiviso quelle percentuali valgono molto più come marketing che come informazione.
Peraltro, basta osservare l’evoluzione di questi numeri nel tempo per capire il meccanismo. Anni fa molte agenzie pubblicavano percentuali di successo attorno al 90%. Poi qualcuno ha iniziato a salire, un competitor ha scritto 95,66%, un altro 98,94%, un altro ancora 99 e oltre. Alla fine tutti hanno dovuto usare la statistica come strumento pubblicitario per sembrare migliori degli altri, fino ad arrivare alla situazione attuale, dove è difficile trovare agenzie investigative che dichiarino tassi di successo inferiori al 98,99%. Una dinamica piuttosto assurda, se la si guarda con un minimo di lucidità.
Come valutare davvero un’agenzia
Da internet, da solo, è piuttosto complicato. Come accade in molte professioni, tutti tendono a presentarsi come i migliori, i più competenti, i più esperti, i leader del settore.
Per questo il vero criterio è uno:
La trasparenza
Il criterio più importante, per quanto mi riguarda, è la trasparenza. Quanto un’agenzia è disposta a spiegare pubblicamente come lavora, come organizza i servizi, quali limiti ha, quali costi possono emergere e con quale logica costruisce una proposta operativa.
Una volta preso contatto con una o più agenzie che vi sembrano chiare e affidabili, il vero momento della valutazione non è più il sito, ma la conversazione che avrete con la persona che analizzerà il vostro caso.
A quel punto le domande più utili da porsi sono queste.
Le domande da fare
Chi è la persona con cui ho parlato?
È il titolare, un investigatore operativo o un commerciale? Seguirà il caso direttamente? Lo coordinerà da dietro le quinte oppure lo affiderà subito a un altro team? È importante capire quante persone entreranno in possesso delle vostre informazioni e con quale rapidità verranno trasmesse da un soggetto all’altro.
La persona con cui ho parlato mi ha fatto molte domande prima di farmi una proposta?
Questo è un punto fondamentale. Bisogna capire se l’offerta che vi viene fatta sia davvero una strategia costruita sul vostro caso oppure un tentativo di adattare il vostro caso a un servizio standard. Se il vostro problema deve essere incasellato a forza in uno schema fisso, c’è il rischio concreto che non riceva l’attenzione specifica di cui avrebbe bisogno.
Il servizio che mi viene proposto è rigido oppure si adatta alle evenienze?
Un’attività investigativa seria non dovrebbe essere soltanto un blocco di ore vendute, ma un vero programma di ricerca che segue ciò che emerge sul campo. Se durante un’attività si scopre, ad esempio, che il soggetto indagato trascorrerà molte ore in un luogo preciso, come casa dei genitori o il posto di lavoro, e siamo in un’indagine per infedeltà coniugale, è importante capire se il servizio preveda la sospensione dell’attività in quel momento oppure se il cliente dovrà pagare inutilmente due operatori fermi ad aspettare fino a fine giornata.
Anche da dettagli come questo si capisce se davanti avete una struttura che ragiona davvero oppure un’organizzazione che applica procedure rigide senza adattarle al caso concreto.
Questi sono solo tre esempi, ma il principio generale è più ampio: fate domande. Fate domande sulle modalità del servizio, sui costi, sui margini di adattamento, sul tipo di documentazione finale e su chi seguirà davvero l’incarico. E aspettatevi, dall’altra parte, molte domande.
Più domande ci sono all’inizio, più possibilità ci sono di ottenere alla fine risposte vere.
Articolo di Luca Gariboldi
Luca Gariboldi è titolare di licenza di Lumen Investigazioni. Si occupa di investigazioni private e aziendali con particolare attenzione al metodo di lavoro, alla raccolta probatoria e alla chiarezza nei confronti del cliente.