Introduzione alle investigazioni aziendali
Il tema delle investigazioni aziendali solleva questioni rilevanti sul rapporto tra indagini pubbliche e private. Un contributo significativo in questo campo è l’articolo di Clarissa Meerts, “Corporate Investigations: Beyond Notions of Public–Private Relations”, pubblicato nel 2020 sul Journal of Contemporary Criminal Justice.
Secondo l’autrice, nella società contemporanea il controllo della criminalità non è più appannaggio esclusivo del sistema di giustizia penale. A fianco delle istituzioni pubbliche operano infatti agenzie e imprese private, che rappresentano una componente ormai strutturale della sicurezza.
L’espansione del settore privato ha posto interrogativi sulla distribuzione di ruoli e responsabilità tra pubblico e privato. Se storicamente la sicurezza privata era legata alla prevenzione (sorveglianza, vigilanza, pattugliamenti), oggi comprende anche attività di investigazione post-evento, entrando in relazione con quella che può essere definita “polizia del dopo”.
In questo contesto si colloca la figura dell’investigatore privato in ambito aziendale, incaricato di indagare su violazioni da parte di dipendenti, manager, filiali o subappaltatori. Gli illeciti spaziano da comportamenti contrari alle regole interne fino a reati di natura finanziaria o sessuale. Solo in parte di questi casi è necessario il coinvolgimento delle forze pubbliche, a conferma dell’autonomia degli investigatori privati, che tuttavia possono trovarsi a collaborare con la polizia.
Il rapporto pubblico-privato
Tradizionalmente, l’uso della forza è considerato prerogativa esclusiva dello Stato. Parallelamente, però, si è sviluppato un mercato della sicurezza privata. Secondo Meerts, ciò dipende sia dall’espansione della proprietà privata sia dalla percezione che lo Stato non sia in grado di garantire una protezione sufficiente. In questa prospettiva, la sicurezza privata colmerebbe un deficit pubblico, pur restando sottoposta a indirizzi e controlli statali e contribuendo alla tutela degli interessi collettivi.
Altri studiosi individuano come fattore determinante la crescente domanda di sicurezza generata dall’estensione della proprietà privata. In quest’ottica, la sicurezza privata non sostituisce lo Stato ma coopera con esso, contribuendo al mantenimento dell’ordine in spazi pubblici, privati e semi-pubblici. In questo modello, le distinzioni tra pubblico e privato tendono a sfumare.
Indagini aziendali: una separazione netta
In ambito aziendale, la prospettiva è diversa. Le indagini pubbliche e private non si fondono, ma restano nettamente separate. Pur essendo previsto in alcuni casi uno scambio di informazioni, le aziende tendono a non denunciare gli illeciti interni alle autorità pubbliche per evitare danni reputazionali.
Per questo si affidano agli investigatori privati, considerati uno strumento rapido ed efficace per raccogliere informazioni, individuare responsabilità ed eliminare comportamenti illeciti. Tuttavia, questi professionisti non dispongono di poteri coercitivi e devono operare nel rispetto delle norme penali e della disciplina sulla privacy.
Gli strumenti a loro disposizione includono l’analisi di database e software interni, la consultazione di registri contabili e finanziari e la conduzione di interviste con dipendenti e collaboratori. In sostanza, le loro indagini restano confinate alla sfera privata, a conferma della netta separazione rispetto al settore pubblico, che opera sulla base del diritto penale.
Collaborazioni necessarie
Nonostante l’autonomia del settore, vi sono situazioni in cui la collaborazione con le forze pubbliche diventa imprescindibile. Meerts individua due motivi principali:
- Considerazioni strumentali – quando gli investigatori privati non dispongono dei mezzi necessari per reperire determinate informazioni.
- Considerazioni normative – quando l’illecito commesso richiede l’applicazione di una sanzione penale, con conseguente obbligo di coinvolgere le autorità.
Relazioni e prospettive
Il settore delle investigazioni aziendali si caratterizza per un’elevata frammentazione, che rende i rapporti pubblico-privato variabili e adattabili alle singole circostanze. Le relazioni possono andare da un semplice scambio di informazioni a vere e proprie forme di cooperazione operativa.
Un elemento interessante è che la “confusione” tra pubblico e privato emerge meno sul piano operativo e più in quello delle reti professionali. Investigatori privati e rappresentanti delle forze pubbliche si incontrano infatti in conferenze, meeting e workshop, occasioni che favoriscono lo scambio di conoscenze e pratiche.
Conclusioni
L’analisi di Meerts mostra come, nel campo delle investigazioni aziendali, pubblico e privato restino distinti ma possano collaborare in circostanze specifiche. L’interazione si concretizza soprattutto quando entrano in gioco reati penali o quando gli strumenti privati non sono sufficienti a condurre l’indagine.
L’autrice conclude auspicando che i contatti tra i due settori si intensifichino e si basino sempre più sulla fiducia reciproca. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile garantire una maggiore efficacia nel controllo e nella prevenzione degli illeciti in ambito aziendale.