Negli ultimi anni il dibattito sull’etica nelle investigazioni private si è intensificato. Da un lato, gli investigatori privati svolgono un ruolo cruciale nella raccolta di prove per cause civili e penali; dall’altro, episodi di abuso e pratiche scorrette hanno alimentato dubbi e richieste di maggiori controlli. 

Uno studio pubblicato da Emerald Insight nel 2024, intitolato “Private Investigations and Ethical Orientations”, ha cercato di fare chiarezza analizzando gli orientamenti etici degli investigatori attraverso un approccio statistico innovativo: la Two-Step Cluster Analysis, una tecnica di machine learning in grado di raggruppare i professionisti in base ai loro comportamenti dichiarati. 

Indagine internazionale sugli orientamenti etici degli investigatori privati 

La Two-Step Cluster Analysis (SPSS) è particolarmente adatta a questo tipo di ricerca perché: 

  • permette di analizzare sia variabili categoriche (sì/no, scale di valutazione) che continue; 
  • seleziona automaticamente il numero ottimale di gruppi; 
  • è in grado di elaborare anche dataset di grandi dimensioni con rapidità. 

Nello studio è stata applicata a un campione di 331 investigatori privati del Regno Unito, i cui contatti sono stati raccolti da fonti pubbliche come l’Association of British Investigators, ricerche online e database professionali. 

Attività non etiche più comuni nel settore 

Lo studio si è focalizzato sulle attività percepite come più rischiose o discutibili. Tra queste troviamo: 

  • Sorveglianza illegale (pedinamenti o uso di telecamere senza autorizzazione). 
  • Blagging: fingere identità o organizzare falsi colloqui per ottenere informazioni riservate (bancarie, fiscali o mediche). 
  • Hacking e intercettazioni: accesso non autorizzato a comunicazioni, telefoni o reti informatiche. 
  • Impersonificazione e intimidazione: fingere di essere qualcun altro o esercitare pressioni indebite. 
  • Corruzione: rapporti opachi con forze dell’ordine o istituzioni per ottenere informazioni. 

Esempi noti includono il caso di Steve Whittamore (2005), condannato per la vendita di dati riservati a giornali, e quello di una coppia di investigatori (2006) che aveva ottenuto informazioni fingendosi dipendenti di enti pubblici e privati. 

Casi internazionali che hanno segnato il dibattito 

Negli ultimi decenni non sono mancati scandali che hanno coinvolto investigatori privati in diversi Paesi: 

  • Regno Unito: lo scandalo delle intercettazioni telefoniche che ha travolto il tabloid The Sun e la condanna di sei uomini per hacking industriale nel 2007. 
  • Francia: il caso IKEA, con investigatori accusati di raccogliere informazioni sui dipendenti, soprattutto riguardo alle attività sindacali. 
  • Belgio: un gruppo di investigatori privati spiava un’avvocatessa kazaka con telecamere, microspie e persino rovistando tra i rifiuti; furono sequestrate oltre 180.000 fotografie. 
  • Regno Unito (2023): un’indagine ha rivelato che investigatori londinesi avevano ottenuto prove illecite da reti indiane. 

Episodi di questo genere hanno contribuito a danneggiare la reputazione del settore, attirando l’attenzione di media e opinione pubblica. 

Risultati della Cluster Analysis sugli investigatori 

Dall’analisi statistica del campione sono emersi tre raggruppamenti principali: 

  1. Cluster etico (47,4%) – 90 casi 
    Investigatori che dichiarano di non aver mai fatto ricorso a pratiche scorrette. Nessuna sorveglianza illegale, nessun hacking, nessuna manipolazione di prove. 
  2. Cluster intermedio (34,9%) – 72 casi 
    Professionisti che ammettono occasionali attività borderline, svolte raramente e in contesti specifici. 
  3. Cluster a rischio (14,7%) – 28 casi 
    Investigatori che hanno ammesso di aver praticato frequentemente attività non etiche come intercettazioni, impersonificazione o uso di dati riservati. 

L’analisi ha inoltre rivelato che gli investigatori over 50 e quelli che lavorano come liberi professionisti sono più inclini a comportamenti rischiosi, mentre chi opera in studi legali, contabili o enti pubblici tende a rispettare maggiormente gli standard etici. 

Il problema della regolamentazione nel Regno Unito 

A differenza dell’Italia dove c’è la regolamentazione del DM 269/2010, nel Regno Unito (dove è stato svolto lo studio riportato) gli investigatori privati non sono soggetti a una regolamentazione statale vincolante. Esiste un sistema di autoregolamentazione tramite l’Association of British Investigators, che però rappresenta solo una parte del settore. 

Il Private Security Act del 2001 aveva tentato di introdurre norme più stringenti, ma l’applicazione pratica è rimasta debole. Di conseguenza, i rischi legati all’abuso di dati personali e alle pratiche scorrette rimangono elevati. 

Conseguenze dei comportamenti scorretti 

L’impatto di comportamenti scorretti può essere devastante. Lo dimostra il caso della Post Office britannica, dove errori di indagine legati al sistema informatico Horizon portarono alla persecuzione di 736 postini innocenti: 72 condanne furono annullate e centinaia di persone ricevettero risarcimenti. È stato definito il più grande errore giudiziario della storia del Regno Unito. 

Per questo lo studio sottolinea l’importanza di: 

  • rafforzare la formazione etica degli investigatori, 
  • definire standard chiari e condivisi, 
  • garantire una maggiore supervisione e regolamentazione. 

Conclusioni e riflessioni pratiche 

La ricerca mette in evidenza un dato chiave: la maggioranza degli investigatori privati opera con professionalità e integrità, ma una minoranza stabile continua a ricorrere a pratiche non etiche. 

Questo conferma quanto sia fondamentale distinguere tra agenzie serie e realtà meno trasparenti. Per i clienti, scegliere un investigatore significa affidarsi non solo a un professionista competente, ma anche a qualcuno che sappia rispettare le regole e la riservatezza dei dati. 

Solo così il settore potrà mantenere credibilità e contribuire in maniera positiva al sistema di giustizia e alla tutela dei diritti. 

Riferimenti bibliografici

Autori
Kapend R, Button M, Stiernstedt P
Anno
2024
Titolo originale
Private investigations and ethical orientations: a cause for concern?
Rivista
Journal of Financial Crime
Volume
32
Pagine / ID articolo
168–182
Database
Emerald Publishing
DOI
https://doi.org/10.1108/JFC-02-2024-0066