Le false denunce rappresentano uno dei fenomeni più complessi nel diritto penale e nelle investigazioni. Capire quando una denuncia diventa un reato è fondamentale per le autorità e per gli investigatori privati, che devono distinguere tra verità e menzogna. Eppure, capita spesso che la verità venga manipolata, nascosta o, peggio ancora, inventata. Il capitolo “False Reports” del libro Criminal Profiling di Brent Turvey è una guida essenziale per ogni investigatore privato che voglia orientarsi nel delicato e complesso territorio delle false denunce.

Tutti mentono… ma non sempre è solo una “bugia bianca”

Mentire è parte della natura umana. A volte è un meccanismo di difesa innocuo; altre volte è un atto profondamente dannoso. Turvey ci ricorda che mentire alle autorità, specialmente in ambito penale, è spesso un crimine, e può assumere varie forme legali:

  • Ostruzione della giustizia
  • Falsa testimonianza (false swearing o perjury)
  • Denuncia falsa (false reporting)

Anche quando la segnalazione non viene fatta direttamente alla polizia, ma a un medico, un insegnante o un partner, può comunque configurarsi un reato. Eppure, in molti casi, queste denunce non vengono perseguite. Perché? Per mancanza di formazione, per pressioni politiche, o per semplice paura di affrontare la verità.

Il prezzo delle bugie: risorse sprecate, indagini deviate

Ogni falsa denuncia rappresenta un drammatico spreco di risorse investigative. Le forze dell’ordine e gli investigatori si ritrovano a inseguire fantasmi, mentre le vere vittime restano nell’ombra. Un’indagine costruita su una bugia può rovinare vite, portare a ingiuste detenzioni e distorcere le statistiche sui crimini. E spesso, chi denuncia falsamente lo fa più di una volta.

Quanto è comune il fenomeno?

Le cifre sono inquietanti. Turvey cita studi su false denunce di stupro con percentuali che variano dall’8% al 41%. Ad esempio:

  • 18% negli USA nel 1968 (MacDonald)
  • 13% in uno studio ospedaliero californiano (Brown et al.)
  • 41% in Nuova Zelanda (Jordan)

Questi numeri dimostrano una cosa: le false denunce non sono un’eccezione, ma una realtà che non può essere ignorata. E non riguardano solo i reati sessuali, ma ogni tipo di crimine.

Il ruolo dell’investigatore privato: cercare la verità dietro la denuncia

L’investigatore privato ha il dovere di mantenere uno sguardo obiettivo. Quando viene coinvolto in un caso che parte da una denuncia di reato, deve considerare anche l’ipotesi che quella denuncia sia falsa, per quanto scomodo o impopolare possa sembrare.

Non si tratta di screditare le vittime, ma di ricercare la verità con metodo, seguendo i fatti, gli elementi comportamentali e le prove oggettive. A volte sarà necessario confrontare dichiarazioni incoerenti, analizzare moventi nascosti o individuare incongruenze nei luoghi, nei tempi e nelle dinamiche.

Saper riconoscere i segni di una possibile denuncia falsa può evitare errori gravi, risparmiare risorse preziose e, soprattutto, difendere chi è davvero vittima da chi sfrutta il sistema per scopi personali.

Perché si mente? I sei volti della falsa denuncia

Turvey individua sei motivazioni principali che spingono una persona a mentire su un crimine:

  1. Profitto – Per ottenere soldi, farmaci, alloggi o vantaggi legali (es. causa contro un hotel).
  2. Rabbia e vendetta – Spesso contro partner, colleghi o superiori, specialmente in contesti di conflitto.
  3. Occultamento di crimini – Per coprire reati realmente commessi da sé o da altri (es. violenza domestica travestita da aggressione esterna).
  4. Occultamento di attività illecite – Per giustificare comportamenti proibiti come relazioni extraconiugali o uso di droghe.
  5. Attenuazione di responsabilità – Per evitare conseguenze scolastiche, lavorative o familiari, come assenze ingiustificate o brutti voti.
  6. Disturbi mentali o bisogno di attenzione – In alcuni casi, chi mente crede davvero alla sua versione o cerca disperatamente attenzione e supporto.

Conclusione: tolleranza zero, consapevolezza massima

Le false denunce non sono solo bugie: sono crimini che danneggiano vittime reali, comunità intere e l’integrità del sistema giudiziario. Le agenzie di polizia, e con esse gli investigatori privati, devono adottare una politica di tolleranza zero verso questo fenomeno.

Per noi investigatori, il messaggio di Turvey è chiaro: servono competenza, occhio clinico e coraggio per riconoscere quando dietro un’accusa si nasconde la menzogna – e quando, invece, si sta dando voce a una vera vittima.