La linguistica forense può contribuire a identificare una persona attraverso il suo modo di scrivere? Una parola insolita, una particolare costruzione grammaticale o un’espressione ricorrente possono trasformarsi in indizi investigativi?
Nel 1996, dopo quasi vent’anni di indagini, l’FBI riuscì a identificare uno dei criminali più ricercati degli Stati Uniti anche grazie all’analisi del suo linguaggio. Il caso di Theodore Kaczynski, conosciuto come Unabomber, rappresenta uno degli esempi più significativi dell’applicazione della linguistica forense alle indagini criminali.
Un’indagine durata diciassette anni
Tra il 1978 e il 1995, una serie di attentati dinamitardi colpì università, compagnie aeree e altri obiettivi negli Stati Uniti, provocando tre morti e numerosi feriti.
L’autore, soprannominato Unabomber, costruiva ordigni artigianali cercando di evitare qualsiasi elemento che potesse ricondurre alla sua identità.
Nonostante le approfondite analisi sui dispositivi esplosivi e sulle vittime, gli investigatori faticavano a individuare un sospettato.
La svolta arrivò nel 1995, quando l’attentatore inviò alle autorità un manifesto di circa 35.000 parole, intitolato Industrial Society and Its Future, nel quale esponeva le proprie convinzioni contro la società industriale e tecnologica.
L’autore chiedeva che il documento fosse pubblicato, promettendo in cambio di interrompere gli attentati.
L’FBI decise di autorizzarne la pubblicazione, avvenuta il 19 settembre 1995 sul Washington Post, finanziata congiuntamente con il New York Times.
La decisione aveva anche un preciso obiettivo investigativo: qualcuno avrebbe potuto riconoscere l’autore attraverso le sue parole.
Il dettaglio che attirò l’attenzione della famiglia
Dopo la pubblicazione, gli investigatori ricevettero migliaia di segnalazioni.
Tra le persone che notarono alcune somiglianze vi fu Linda Patrik, moglie di David Kaczynski, fratello di Theodore.
Le idee espresse nel manifesto ricordavano alcune convinzioni di Theodore, un ex matematico che viveva isolato in una piccola abitazione nel Montana.
David esaminò il documento e riconobbe ulteriori analogie con il linguaggio e il pensiero del fratello.
Attraverso un avvocato, la famiglia entrò in contatto con l’FBI, mettendo a disposizione lettere e altri scritti risalenti anche agli anni precedenti.
Gli investigatori disponevano finalmente di qualcosa che fino a quel momento era mancato: documenti di autore conosciuto da confrontare con quelli attribuiti all’attentatore.
Linguistica forense: quando lo stile diventa un indizio
Il confronto non si limitò alle idee espresse nei documenti.
Gli investigatori esaminarono il lessico, le espressioni ricorrenti, le strutture sintattiche e particolari scelte ortografiche.
Tra gli elementi individuati vi erano:
- Scelte ortografiche: sia nel manifesto sia negli scritti di Kaczynski comparivano forme come analyse, wilfully e instalment, meno comuni nell’inglese americano.
- Espressioni ricorrenti: la locuzione sphere of human freedom compariva sia nel manifesto sia in un precedente elaborato di Kaczynski.
- Formulazioni particolari: entrambi i testi utilizzavano la variante del proverbio inglese You can’t eat your cake and have it too, con un ordine delle parole diverso da quello più diffuso.
Questi elementi, considerati singolarmente, non avrebbero consentito di attribuire con certezza i documenti alla stessa persona.
La loro importanza emergeva dalla combinazione di numerose corrispondenze.
L’agente dell’FBI James Fitzgerald contribuì al lavoro comparativo, individuando centinaia di somiglianze tra gli scritti. Secondo una successiva ricostruzione accademica, l’analisi comprendeva oltre seicento confronti di parole, frasi e passaggi testuali.
Si trattava di un’applicazione dell’analisi forense dell’autorialità, finalizzata a valutare se documenti apparentemente indipendenti potessero provenire dallo stesso autore.
Dal punto di vista metodologico, è importante distinguere le somiglianze di contenuto da quelle linguistiche. Due persone possono condividere le stesse convinzioni senza avere uno stile di scrittura simile. L’analisi dell’autorialità si concentra invece sulle abitudini espressive, sulle scelte lessicali e sulle costruzioni grammaticali, valutandone la ricorrenza e il significato nel confronto tra documenti.
L’obiettivo non è riconoscere un autore attraverso una singola parola, ma individuare un insieme di caratteristiche linguistiche compatibili, tenendo conto anche delle possibili spiegazioni alternative. Proprio per questo, i risultati devono essere interpretati nel contesto dell’indagine e confrontati con ulteriori elementi indipendenti.
Dal sospetto alla perquisizione
Le corrispondenze linguistiche non furono considerate isolatamente.
Gli investigatori le integrarono con informazioni biografiche, spostamenti, precedenti attività e altri elementi raccolti durante le indagini.
L’insieme di queste circostanze contribuì a ottenere un mandato di perquisizione per l’abitazione di Theodore Kaczynski.
Il 3 aprile 1996, gli agenti dell’FBI raggiunsero la sua capanna nei pressi di Lincoln, nel Montana.
All’interno vennero rinvenuti componenti per la fabbricazione di ordigni, un dispositivo esplosivo e migliaia di pagine manoscritte contenenti riferimenti agli attentati.
Il materiale raccolto fornì prove ben più dirette del coinvolgimento dell’uomo.
Nel gennaio 1998, Kaczynski si dichiarò colpevole e venne condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.
Linguistica forense: quali sono i limiti?
Il caso Unabomber dimostra il potenziale investigativo dell’analisi linguistica, ma evidenzia anche la necessità di interpretarne correttamente i risultati.
Ogni individuo sviluppa abitudini linguistiche influenzate dall’istruzione, dall’ambiente culturale, dalle esperienze personali e dalle modalità di comunicazione.
Tuttavia, non esiste una corrispondenza automaticamente univoca tra uno stile di scrittura e una persona.
Espressioni simili possono essere utilizzate da autori differenti, mentre uno stesso individuo può modificare volontariamente il proprio linguaggio.
Anche la quantità e la comparabilità dei testi disponibili incidono sull’affidabilità dell’analisi.
Non a caso, nel procedimento contro Kaczynski, la difesa contestò il valore delle somiglianze linguistiche utilizzate per giustificare la perquisizione. Le contestazioni non portarono però all’esclusione delle prove raccolte.
La linguistica forense deve quindi essere considerata uno strumento di valutazione e confronto, da integrare con gli altri elementi investigativi.
Conclusioni: anche le parole lasciano tracce
Il caso Unabomber rappresenta un esempio significativo di come l’attività investigativa possa svilupparsi attraverso l’analisi di elementi apparentemente ordinari.
Non furono soltanto le impronte, i reperti materiali o le testimonianze a orientare gli investigatori, ma anche le caratteristiche linguistiche presenti in documenti scritti a distanza di anni.
La vicenda evidenzia un principio fondamentale del metodo investigativo: il valore di un indizio non dipende dalla sua apparente importanza, ma dalla possibilità di verificarlo, confrontarlo e collocarlo all’interno di un quadro probatorio coerente.
Anche una parola, se correttamente analizzata e contestualizzata, può contribuire a ricostruire un’identità.
Fonti
- FBI – Unabomber: ricostruzione ufficiale dell’indagine, della perquisizione e dell’arresto. https://www.fbi.gov/history/cases-and-criminals/unabomber
- FBI – The Words of a Killer (2021): approfondimento sulle analisi linguistiche condotte dagli investigatori. https://www.fbi.gov/news/stories/the-words-of-a-killer-the-unabomber-case-25-years-later-040221
- Cambridge University Press – The Idea of Progress in Forensic Authorship Analysis: studio sull’attribuzione linguistica dell’autore, con un’analisi del caso Kaczynski e dei relativi limiti probatori. https://www.cambridge.org/core/elements/idea-of-progress-in-forensic-authorship-analysis/6A4F7668B4831CCD7DBF74DECA3EBA06