Il presente approfondimento prende spunto dall’articolo “The decision-making process of crime scene investigation: A trace-centric utility-based case study” di John Divoy, Inès Lemans e Sonja Bitzer e analizza il ruolo delle tracce nelle indagini, con particolare attenzione al processo decisionale sulla scena del crimine.
Introduzione
L’articolo analizza il modo in cui vengono prese le decisioni durante un’indagine sulla scena del crimine, concentrandosi in particolare sul ruolo delle tracce. Lo scopo dello studio è comprendere quali fattori influenzino le scelte investigative: quando intervenire, cosa raccogliere, quali elementi analizzare e come utilizzare le informazioni ottenute.
L’indagine penale non può infatti essere considerata come una semplice sequenza di attività tecniche. Si tratta, piuttosto, di un processo complesso, nel quale ogni decisione contribuisce alla ricostruzione degli eventi. Gli investigatori non attribuiscono valore alle tracce solo perché possono identificare un soggetto, ma anche perché permettono di confermare o smentire dichiarazioni, collegare persone e luoghi, ricostruire spostamenti e orientare le successive attività investigative.
Secondo gli autori, possiamo suddividere il processo investigativo in diverse fasi decisionali: decidere se intervenire sulla scena, individuare quali tracce cercare, scegliere cosa raccogliere, stabilire quali analisi effettuare, organizzare le informazioni e, infine, valutare se e come utilizzare le tracce in sede giudiziaria.
Il caso analizzato
La sparatoria e il primo intervento
Gli autori prendono in esame un caso di sparatoria avvenuta nei pressi di un pub. Un gruppo di persone si rifugia all’interno del locale dopo essere stato avvicinato da un veicolo non identificato, dal quale viene esploso un colpo contro uno dei membri del gruppo. Dopo la chiamata del gestore del pub, la polizia interviene rapidamente con i primi operatori, l’unità tattica e gli investigatori.
La prima valutazione della scena evidenzia la presenza di sangue all’interno del locale e di tre bossoli sulla strada, apparentemente di calibri diversi. Questo elemento orienta fin da subito l’indagine verso l’ipotesi dell’utilizzo di più armi e di un possibile scambio di colpi. Gli operatori delimitano la scena, la mettono in sicurezza e la documentano fotograficamente
Su indicazione del procuratore di turno, gli investigatori richiedono l’intervento della Scientifica, il supporto di un esperto balistico, la raccolta delle immagini disponibili e l’analisi dei residui dello sparo. In questa fase, gli investigatori considerano temporaneamente anche la vittima come possibile sospettato, proprio per verificare se avesse preso parte allo scontro a fuoco.
Il ruolo del tassista e l’identificazione del sospettato
Una svolta arriva poche ore dopo, quando un tassista si presenta spontaneamente alla polizia. L’uomo racconta di aver trasportato un passeggero agitato, il quale gli avrebbe chiesto se avesse sentito parlare della sparatoria e avrebbe poi ammesso di esserne l’autore. Il tassista fornisce anche l’indirizzo presso cui aveva accompagnato il cliente e precisa che la corsa era stata pagata in contanti. Poiché non aveva avuto altri passeggeri dopo quella corsa, la polizia sequestra il taxi e la Scientifica lo esamina.
L’indirizzo indicato conduce gli investigatori a un alloggio privato, qui gli investigatori identificano e arrestano due persone già note alla polizia. Sul posto, gli operatori rinvengono diversi oggetti potenzialmente utili, tra cui lattine, sacchetti vuoti di patatine e banconote. La Scientifica raccoglie vari reperti e numerose impronte papillari, successivamente analizzate in laboratorio.
Tracce digitali e verifica della versione del sospettato
Nella stanza del sospettato vengono inoltre sequestrati telefoni cellulari, schede SIM, una tessera del trasporto pubblico, denaro, gioielli e alcuni indumenti. I telefoni vengono inviati a un’unità specializzata per l’analisi forense e da uno di essi emergono immagini di armi in vendita e conversazioni tramite chat social.
Durante l’interrogatorio, il sospettato nega di essere stato il cliente del taxi. Tuttavia, questa versione viene indebolita da alcuni elementi oggettivi: sulle banconote trovate nell’alloggio sono presenti impronte riconducibili al tassista, compatibili con il pagamento in contanti, e non risulta alcun utilizzo della tessera del trasporto pubblico del sospettato.
Nelle fasi successive, l’indagine si concentra anche sul veicolo abbandonato utilizzato durante la sparatoria e sull’analisi delle tracce digitali, come tabulati telefonici, dati estratti dall’automobile, immagini di videosorveglianza e informazioni provenienti da applicazioni.
Il ruolo delle tracce nell’indagine
Le prime attività sulla scena
L’analisi del caso mostra come l’indagine sia stata il risultato dell’intervento coordinato di più attori: primi operatori, investigatori locali, Scientifica, laboratori specializzati, esperti balistici e autorità giudiziaria.
I primi operatori giunti sulla scena non si sono limitati a prestare assistenza e a mettere in sicurezza l’area. Hanno anche svolto attività investigative preliminari: hanno recuperato tovaglioli insanguinati dal cestino del pub, raccolto i bossoli presenti sulla strada, documentato la scena con fotografie, ispezionato i dintorni e delimitato il perimetro giudiziario.
Già in questa fase è emersa una prima valutazione tecnica. I bossoli, ritenuti visivamente appartenenti a calibri diversi, hanno orientato l’ipotesi iniziale verso l’uso di più armi. Questo dimostra quanto le prime decisioni sulla scena possano influenzare l’intero sviluppo dell’indagine.
Le diverse tipologie di tracce raccolte
Le tracce raccolte erano di natura diversa: impronte papillari, microtracce, residui dello sparo, tracce biologiche, elementi balistici e dati digitali. Le impronte hanno permesso di identificare persone presenti in determinati luoghi; i residui dello sparo hanno contribuito a valutare il possibile coinvolgimento del sospettato; le immagini di videosorveglianza e i dati digitali hanno aiutato a ricostruire gli spostamenti e i collegamenti tra soggetti, luoghi e veicoli.
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il concetto di utilità delle tracce. Non tutte le tracce raccolte hanno lo stesso valore. Alcune permettono di identificare un soggetto, altre servono a verificare una dichiarazione, altre ancora contribuiscono alla ricostruzione degli eventi. Vi sono poi tracce ridondanti o non direttamente collegate al fatto principale, che pur essendo tecnicamente rilevabili non offrono un reale valore aggiunto all’indagine.
Le tracce più rilevanti per il caso
Nel caso analizzato, particolarmente importanti sono state le tracce utilizzate per verificare la versione del sospettato. L’impronta del tassista su una banconota trovata nell’alloggio ha confermato il racconto del conducente sul pagamento in contanti. I dati dell’app della corsa e l’assenza di utilizzo della tessera del trasporto pubblico hanno invece indebolito la versione del sospettato, che negava di essere stato nel taxi.
In sede giudiziaria, le tracce considerate più rilevanti sono state soprattutto i residui dello sparo, gli elementi balistici e i dati estratti dal telefono. I residui trovati sulle mani e sui pantaloni del sospettato hanno sostenuto l’ipotesi del suo coinvolgimento diretto, mentre le immagini di armi, i metadati del telefono e i messaggi relativi alla sparatoria hanno rafforzato il quadro probatorio.
Il caso dimostra quindi che il valore delle tracce non si limita alla semplice identificazione di una persona. Le tracce contribuiscono alla costruzione dello scenario investigativo, alla verifica delle dichiarazioni, al collegamento tra luoghi e soggetti e al supporto delle decisioni giudiziarie.
Le decisioni investigative e il coordinamento tra gli attori
Uno degli elementi centrali dello studio è il ruolo delle decisioni investigative. La raccolta degli oggetti e delle tracce non avviene in modo casuale o indiscriminato. Gli investigatori devono valutare quali elementi possano avere un rapporto con l’evento e quale utilità possano offrire alla ricostruzione dei fatti.
In questo senso, ogni traccia viene considerata non solo per ciò che è, ma per il contributo potenziale che può dare all’indagine. È questa la logica dell’utilità attesa: un elemento viene raccolto, analizzato o approfondito perché potrebbe confermare un’ipotesi, aprire una nuova pista o smentire una versione dei fatti.
Il ruolo del magistrato emerge come particolarmente rilevante. Il Pubblico Ministero agisce come centro di coordinamento e decisione, disponendo analisi, richiedendo ulteriori attività investigative, coinvolgendo la Scientifica e orientando le priorità dell’indagine.
L’indagine, quindi, non è mai il risultato di un’unica attività tecnica, ma di un processo coordinato tra più figure: operatori di polizia, specialisti forensi, laboratori, investigatori e autorità giudiziaria. Questa collaborazione è essenziale, ma può anche generare frammentazioni, soprattutto quando le informazioni passano da un attore all’altro attraverso rapporti, richieste formali o documenti sintetici.
La crescente importanza delle tracce digitali
Lo studio dedica particolare attenzione anche alle tracce digitali. L’indagine moderna non si limita più alla scena fisica del crimine, ma si estende a una più ampia sfera investigativa, che comprende smartphone, telecamere, applicazioni, dati di geolocalizzazione, società di trasporto, piattaforme social e altri soggetti privati.
Queste fonti possono essere decisive per ricostruire spostamenti, collegamenti e comportamenti. Tuttavia, pongono anche problemi importanti: occorre selezionare correttamente i dati, conservarli in modo adeguato, verificarne l’integrità e interpretarli all’interno di un quadro investigativo coerente.
Nel caso analizzato, le tracce digitali hanno avuto un ruolo fondamentale per verificare la versione del sospettato, individuare collegamenti, ricostruire movimenti e rafforzare il quadro probatorio. Questo dimostra come oggi l’investigazione richieda una capacità sempre maggiore di integrare elementi fisici, testimonianze, dati digitali e analisi documentali.
Conclusioni
La conclusione dello studio evidenzia come un approccio centrato sulla traccia permetta di valutare in modo più completo il valore delle informazioni raccolte durante un’indagine penale.
Le tracce non hanno soltanto una funzione identificativa. Il loro valore va oltre la semplice individuazione di un sospettato: possono contribuire alla costruzione dello scenario investigativo, confermare o smentire dichiarazioni, orientare nuove attività investigative e sostenere le decisioni giudiziarie.
In questo senso, la traccia diventa parte attiva del ragionamento investigativo. Non è un elemento isolato, ma un’informazione che acquista valore solo se correttamente raccolta, interpretata e collegata agli altri dati disponibili.
Lo studio invita quindi ad ampliare il modo in cui viene inteso il contributo delle scienze forensi. Non basta misurarlo attraverso il numero di identificazioni o di reperti raccolti: occorre considerare come ogni traccia venga inserita nel percorso dell’indagine e quale contributo concreto offra alla ricostruzione dei fatti.
Perché questo studio è importante anche per le agenzie investigative private
Questo studio è particolarmente rilevante anche per le agenzie di investigazioni private, perché mette in evidenza un principio fondamentale: il valore di un’indagine non dipende dalla quantità di informazioni raccolte, ma dalla capacità di selezionarle, interpretarle, collegarle e utilizzarle in modo coerente.
Anche nell’ambito delle investigazioni private, l’investigatore è chiamato a compiere continue scelte operative: quali elementi osservare, quali informazioni documentare, quali fonti approfondire, quali dati digitali acquisire e come organizzare il materiale raccolto affinché possa essere utile, comprensibile e, quando necessario, utilizzabile anche in sede giudiziaria.
Questo vale in numerosi ambiti: indagini aziendali, concorrenza sleale, assenteismo, tutela del patrimonio, investigazioni difensive, verifiche reputazionali, ricerca di persone e raccolta di elementi utili in procedimenti civili o penali.
In un contesto in cui le tracce digitali assumono un peso sempre maggiore, l’investigatore privato deve saper integrare osservazione sul campo, analisi documentale, fonti aperte, elementi tecnologici e dati provenienti da diversi contesti. La professionalità non consiste solo nel reperire informazioni, ma nel costruire un percorso logico, verificabile e rispettoso delle norme.
Per questo motivo, lo studio rappresenta un contributo utile anche per il settore delle investigazioni private: ricorda che ogni indagine efficace nasce da decisioni consapevoli, da una corretta gestione delle tracce e da una lettura critica degli elementi raccolti. In altre parole, la qualità dell’indagine dipende dal metodo.