Il geographical profiling, o profilazione geografica dell’autore di reato, è una tecnica di supporto investigativo che analizza la distribuzione spaziale di una serie di eventi criminali. L’obiettivo non è individuare automaticamente il responsabile, ma delimitare le aree nelle quali potrebbe trovarsi la sua abitazione, la base operativa o un altro luogo significativo.
Tra le figure che hanno maggiormente contribuito allo sviluppo scientifico di questo approccio vi è David Canter, psicologo britannico e fondatore della psicologia investigativa. I suoi studi hanno mostrato come i luoghi scelti da un autore seriale possano offrire informazioni utili sulle sue abitudini, sui suoi spostamenti e sul rapporto che intrattiene con il territorio.
Chi è David Canter e di cosa si occupa
David Canter è uno psicologo sociale applicato britannico, noto soprattutto per avere contribuito alla nascita e allo sviluppo della moderna psicologia investigativa. Attraverso le sue ricerche ha integrato psicologia, criminologia, statistica e analisi spaziale, proponendo un approccio maggiormente sistematico allo studio del comportamento criminale.
Il suo lavoro non riguarda soltanto la costruzione di profili psicologici. La psicologia investigativa studia, infatti, diversi problemi che possono emergere nel corso di un’indagine: il collegamento tra episodi criminali, la selezione e la prioritizzazione dei sospettati, la valutazione delle testimonianze e l’analisi delle modalità con cui viene commesso un reato.
Il sito professionale di Canter indica tuttora attività di ricerca, formazione, consulenza e supporto tecnico nei procedimenti giudiziari. Tra gli ambiti affrontati figurano la profilazione dell’autore di reato, la psicologia della testimonianza, lo stalking, l’attribuzione dell’autorialità di testi, la psicologia forense del linguaggio e l’autopsia psicologica. Canter e i suoi gruppi di ricerca hanno inoltre sviluppato diversi strumenti informatici destinati alla polizia e agli analisti criminali, tra cui il sistema di geographical offender profiling DragnetK.
Le origini scientifiche della profilazione geografica
Un passaggio fondamentale nello sviluppo del geographical profiling è rappresentato dallo studio pubblicato nel 1993 da David Canter e Paul Larkin sulla distribuzione geografica dei reati commessi da stupratori seriali.
Gli autori elaborarono la cosiddetta circle hypothesis, o ipotesi del cerchio. Secondo questo modello, i luoghi appartenenti a una stessa serie criminale possono essere racchiusi all’interno di un’area nella quale, con una certa frequenza, si trova anche l’abitazione o la base dell’autore.
L’ipotesi non permette di indicare un indirizzo preciso. Consente, però, di organizzare geograficamente le informazioni disponibili e di ridurre progressivamente l’area sulla quale concentrare le verifiche investigative. Lo studio di Canter e Larkin è diventato uno dei principali riferimenti teorici per le successive ricerche sulla mobilità criminale.
Che cos’è il geographical profiling
Il geographical profiling studia i luoghi collegati a una serie di reati per formulare ipotesi sulla posizione della base dell’autore. Questa può coincidere con l’abitazione, il luogo di lavoro, un precedente domicilio o un altro punto dal quale il soggetto organizza i propri spostamenti.
Il metodo si fonda sull’idea che molti autori non scelgano i luoghi in modo completamente casuale. Le loro decisioni possono essere influenzate dalla conoscenza del territorio, dalla presenza di vie di comunicazione, dalle opportunità criminali, dalle caratteristiche delle vittime e dalle attività svolte quotidianamente.
Uno dei principi maggiormente studiati è quello della distance decay, secondo il quale la frequenza dei reati tende generalmente a diminuire con l’aumentare della distanza dalla base dell’autore. In altri termini, molti soggetti preferiscono agire in territori sufficientemente conosciuti, evitando però, in alcuni casi, le immediate vicinanze della propria abitazione per ridurre il rischio di essere riconosciuti.
I diversi modelli matematici elaborano i luoghi della serie e producono una mappa di ricerca o una superficie di priorità. Le zone evidenziate non indicano dove si trovi certamente il responsabile, ma suggeriscono in quale ordine esaminare aree, nominativi, indirizzi o banche dati.
La letteratura descrive questi sistemi come strumenti di supporto alle decisioni investigative, non come procedure capaci di fornire autonomamente l’identità dell’autore.
Quando può essere utilizzato
Il geographical profiling trova la sua applicazione principale nelle serie criminali caratterizzate da più eventi attribuibili, almeno in via ipotetica, allo stesso autore.
È stato studiato in relazione a omicidi seriali, aggressioni sessuali, incendi dolosi, rapine e furti in abitazione. La presenza di più luoghi consente di individuare eventuali regolarità nella mobilità e nelle scelte territoriali dell’autore.
La tecnica può essere utilizzata per:
- delimitare le aree nelle quali concentrare le ricerche;
- stabilire un ordine di priorità tra sospettati già conosciuti;
- confrontare gli indirizzi presenti nelle banche dati;
- organizzare attività di osservazione e controllo;
- verificare la compatibilità geografica di un soggetto con una serie di eventi.
La sua utilità diminuisce, invece, quando gli episodi sono troppo pochi, non sono correttamente collegati tra loro oppure sono distribuiti su territori estremamente ampi.
I principali limiti scientifici
Il geographical profiling non produce risultati uniformi in ogni indagine. L’efficacia dipende dalla tipologia di reato, dal numero degli episodi, dalle caratteristiche dell’autore e dalla conformazione geografica del territorio.
Una prima criticità riguarda l’eterogeneità del comportamento criminale. Alcuni autori agiscono prevalentemente intorno alla propria base, mentre altri percorrono distanze maggiori o utilizzano più punti di riferimento. Gli spostamenti possono inoltre essere condizionati dal lavoro, dalle relazioni personali, dalla disponibilità di un veicolo o dalla presenza di specifiche opportunità criminali.
Anche il tipo di modello utilizzato incide sui risultati. Una ricerca condotta su 63 serie di furti in abitazione ha rilevato che alcuni modelli matematici superavano strategie alternative e valutazioni umane. Tuttavia, nessun modello risultava il migliore per tutte le serie analizzate. Gli stessi autori hanno sottolineato la necessità di verificare i risultati su altri campioni, altri territori e differenti categorie di reato.
Un ulteriore problema riguarda la qualità dei dati. Errori nella localizzazione degli eventi, omissioni, duplicazioni o collegamenti errati tra reati possono alterare significativamente la mappa finale. Il sistema può essere matematicamente corretto, ma produrre comunque indicazioni fuorvianti quando le informazioni iniziali sono incomplete.
Prima di applicare il metodo è inoltre necessario verificare che ricorrano alcune condizioni fondamentali. Una ricerca condotta tra professionisti che utilizzano la profilazione geografica ha rilevato che, nella pratica operativa, questi strumenti vengono talvolta impiegati anche quando le condizioni necessarie non sono pienamente rispettate.
Uno strumento di orientamento, non una prova
La mappa ottenuta attraverso il geographical profiling non dimostra che una determinata persona abbia commesso i reati. Allo stesso modo, non prova che il responsabile viva necessariamente nel punto indicato dal sistema.
Il risultato deve essere utilizzato per orientare le verifiche e stabilire le priorità investigative. Deve quindi essere confrontato con testimonianze, immagini, tabulati, dati digitali, tracce materiali, informazioni anagrafiche e ogni altro elemento acquisito legittimamente.
Anche l’interpretazione delle mappe richiede cautela. Il rischio è attribuire un valore eccessivo alle aree inizialmente considerate più probabili, trascurando soggetti o informazioni che non corrispondono all’ipotesi formulata. Il geographical profiling deve pertanto essere inserito in un processo investigativo aperto alla revisione delle ipotesi e al controllo dei possibili bias cognitivi.
Conclusioni
A oltre trent’anni dalla pubblicazione dello studio di Canter e Larkin, il geographical profiling continua a rappresentare uno dei contributi più rilevanti della psicologia investigativa e della criminologia ambientale.
L’intuizione centrale rimane valida: i luoghi nei quali avvengono i reati non sono semplici punti su una mappa, ma possono riflettere conoscenze, abitudini, opportunità e modalità di spostamento dell’autore.
La profilazione geografica non è però uno strumento infallibile. Non identifica automaticamente il responsabile e non può sostituire le attività investigative tradizionali. Il suo valore consiste nella capacità di organizzare le informazioni spaziali, ridurre l’area di ricerca e orientare le decisioni degli investigatori.
Per essere realmente utile deve essere applicata a serie correttamente individuate, alimentata con dati attendibili e integrata con gli altri elementi raccolti nel corso dell’indagine.