L’evoluzione della scienza forense ha trasformato profondamente il modo in cui vengono analizzati e interpretati i reperti. In passato, molte valutazioni dipendevano soprattutto dall’esperienza e dall’autorevolezza del singolo esaminatore. Oggi, invece, assume un ruolo centrale la validazione scientifica dei metodi utilizzati.

Test empirici, protocolli standardizzati e studi sui tassi di errore sono ormai elementi essenziali. Permettono di valutare l’affidabilità delle prove forensi e di interpretarle correttamente.

L’esperienza dello specialista rimane importante. Tuttavia, non può sostituire la verifica scientifica del metodo.

Il ruolo del DNA nella trasformazione della scienza forense

Uno dei principali fattori di cambiamento è stato l’avvento dell’analisi del DNA. La sua diffusione è iniziata tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta.

La genetica forense disponeva di solide basi biologiche e statistiche. La sua introduzione nei tribunali, però, non fu priva di difficoltà.

Gli studiosi discussero a lungo dei criteri necessari per stabilire una corrispondenza. Si confrontarono anche sui tassi di errore e sulla corretta comunicazione dei risultati.

Le controversie scientifiche favorirono la creazione di protocolli più rigorosi. Contribuirono anche alla definizione di standard condivisi.

L’affidabilità raggiunta dalle analisi genetiche spinse la comunità scientifica a interrogarsi sulle altre discipline forensi. Molti metodi tradizionali iniziarono così a essere sottoposti a un esame più critico.

Perché la validazione scientifica è fondamentale

Ogni metodo forense dovrebbe essere verificato attraverso studi sperimentali. Questi studi devono riprodurre, per quanto possibile, le condizioni operative reali.

La validazione permette di stabilire se una tecnica sia adatta allo scopo per cui viene utilizzata. Consente anche di conoscerne i limiti.

Nessuna tecnica scientifica può essere considerata infallibile. Per questo è necessario valutare la frequenza con cui può produrre risultati errati.

Conoscere il tasso di errore non significa screditare una disciplina. Significa comprendere meglio il valore dei suoi risultati.

Non esiste sempre un unico tasso di errore valido per ogni situazione. L’affidabilità può variare in base alla qualità del reperto e alla difficoltà del confronto.

Anche le condizioni di lavoro possono incidere sul risultato. Lo stesso vale per la preparazione dell’esaminatore e per il tipo di decisione richiesta.

È inoltre importante distinguere tra falsi positivi e falsi negativi. Nel primo caso viene individuata erroneamente una corrispondenza.

Nel secondo caso, invece, una corrispondenza reale non viene riconosciuta.

Gli studi di accuratezza dovrebbero utilizzare campioni realistici. Anche i test di competenza dovrebbero riflettere le difficoltà che gli specialisti incontrano nei casi concreti.

Quando possibile, l’esaminatore non dovrebbe sapere di essere sottoposto a verifica. In questo modo, il test riproduce meglio le normali condizioni operative.

Quando alcune tecniche vengono ridimensionate

La revisione scientifica ha già prodotto conseguenze concrete. Alcune tecniche, un tempo considerate affidabili, sono state abbandonate o profondamente modificate.

Un esempio riguarda l’analisi comparativa del piombo contenuto nei proiettili. Anche alcuni criteri utilizzati nelle indagini sugli incendi dolosi sono stati rivisti.

L’analisi microscopica dei capelli ha subito un forte ridimensionamento. In passato, le conclusioni degli esperti erano spesso formulate in termini troppo categorici.

Anche l’identificazione attraverso i segni di morso è oggetto di numerose critiche. Gli studi hanno evidenziato seri problemi di accuratezza e riproducibilità.

Altre discipline hanno mantenuto un ruolo rilevante, ma hanno modificato il proprio linguaggio. È il caso dell’esame delle impronte digitali.

Gli esperti tendono oggi a evitare affermazioni di assoluta certezza. Viene riconosciuto maggiormente il possibile ruolo dell’errore umano.

Ridurre il rischio di errori e bias cognitivi

La validazione dei metodi non è l’unico strumento necessario. Bisogna anche ridurre l’influenza dei bias cognitivi.

I bias sono meccanismi psicologici spesso inconsapevoli. Possono condizionare il giudizio dell’esaminatore, anche quando opera in buona fede.

Le informazioni sul caso possono influenzare l’interpretazione di un reperto. Lo stesso può accadere con le aspettative degli investigatori.

Anche la conoscenza delle conclusioni raggiunte da altri esperti può produrre un condizionamento.

Il problema è particolarmente rilevante nelle discipline basate su valutazioni visive o comparative. In questi settori, il giudizio umano mantiene un ruolo significativo.

Per ridurre tali influenze possono essere utilizzate procedure di analisi in cieco. L’esaminatore riceve soltanto le informazioni necessarie per svolgere il proprio compito.

Non dovrebbe conoscere dati irrilevanti, ma potenzialmente condizionanti. Tra questi rientrano l’identità del sospettato e le ipotesi investigative.

L’obiettivo è concentrare l’attenzione sulle caratteristiche effettive del reperto.

Un’ulteriore procedura è lo smascheramento sequenziale, chiamato in inglese sequential unmasking. L’esaminatore analizza prima il reperto di origine sconosciuta.

Solo in un secondo momento riceve il campione di confronto. Le altre informazioni vengono comunicate soltanto quando risultano necessarie.

Questo metodo riduce il rischio che il campione noto influenzi l’analisi iniziale. Evita che l’esperto cerchi inconsapevolmente caratteristiche già osservate nel materiale di confronto.

Anche la verifica indipendente da parte di un secondo esperto rappresenta una garanzia importante. Il secondo analista dovrebbe riesaminare autonomamente il reperto.

Non dovrebbe conoscere la conclusione raggiunta dal primo esaminatore. In caso contrario, la verifica potrebbe trasformarsi in una semplice conferma.

Una comunicazione più prudente dei risultati

Un altro cambiamento riguarda il modo in cui vengono comunicati i risultati.

In passato, gli esperti tendevano spesso a formulare conclusioni categoriche. Potevano affermare che un reperto provenisse con certezza da una determinata persona.

In alcuni casi venivano dichiarati un livello di certezza assoluto e un tasso di errore pari a zero.

Oggi, formulazioni simili sono considerate difficili da sostenere scientificamente. Ogni conclusione deve tenere conto dei limiti del metodo utilizzato.

L’esperto dovrebbe descrivere la forza con cui il risultato sostiene una determinata ipotesi. Dovrebbe poi confrontarla con una spiegazione alternativa.

Per esempio, può valutare quanto sia probabile osservare un risultato se due campioni provengono dalla stessa fonte. Il dato viene confrontato con l’ipotesi di fonti differenti.

Uno degli strumenti utilizzabili è il likelihood ratio, o rapporto di verosimiglianza.

Questo valore non indica direttamente la probabilità che una persona sia colpevole. Non stabilisce neppure, da solo, che il sospettato sia la fonte del reperto.

L’esperto deve limitarsi a spiegare il valore scientifico del risultato. La valutazione complessiva delle prove spetta al giudice.

Il ruolo dei tribunali

Anche il sistema giudiziario svolge un ruolo centrale nella trasformazione della scienza forense.

Negli Stati Uniti, la sentenza Daubert v. Merrell Dow Pharmaceuticals ha attribuito ai giudici una funzione di controllo. Questa funzione viene definita gatekeeping.

Il giudice deve verificare che la testimonianza dell’esperto sia pertinente e scientificamente affidabile.

Anche la Federal Rule of Evidence 702 disciplina l’ammissione delle testimonianze esperte. La norma richiede che il metodo sia applicato correttamente al caso concreto.

Tra gli elementi da esaminare rientra la possibilità di sottoporre il metodo a verifica. Contano anche gli studi pubblicati e i dati sui tassi di errore.

Deve inoltre essere considerato il grado di accettazione raggiunto nella comunità scientifica.

Nella pratica, tuttavia, i tribunali statunitensi hanno spesso continuato ad ammettere tecniche tradizionali. Alcune presentavano basi scientifiche limitate o incomplete.

Il peso dei precedenti giudiziari ha rallentato il cambiamento. Anche la complessità delle questioni scientifiche ha reso più difficile il controllo dei giudici.

Nel sistema italiano, i criteri elaborati nel caso Daubert non trovano applicazione diretta. Anche la giurisprudenza italiana richiede, però, una valutazione critica della prova scientifica.

La sentenza Cozzini della Corte di Cassazione rappresenta un riferimento importante. Il giudice deve esaminare l’affidabilità della teoria utilizzata dall’esperto.

Deve considerare la qualità degli studi e la correttezza della ricerca. Deve inoltre valutare il consenso scientifico e l’indipendenza dello specialista.

L’esperienza dell’esperto rimane quindi essenziale. Tuttavia, non può sostituire la verifica della solidità scientifica del metodo.

Verso una scienza forense sempre più rigorosa

L’obiettivo della moderna scienza forense non è eliminare il ruolo degli specialisti. Non si vuole neppure svalutare l’esperienza acquisita nel tempo.

L’esperienza permette di riconoscere le caratteristiche dei reperti. Aiuta anche ad applicare correttamente le procedure e a individuare eventuali anomalie.

Da sola, però, non dimostra che una tecnica sia affidabile.

Un metodo deve essere sostenuto da dati empirici. Deve prevedere protocolli trasparenti, test realistici e procedure capaci di limitare i bias.

Anche i risultati devono essere comunicati con prudenza. Le conclusioni non dovrebbero andare oltre ciò che i dati scientifici consentono di affermare.

La trasformazione della scienza forense non è ancora completa. Inoltre, non procede nello stesso modo in tutte le discipline.

Il passaggio dall’autorità del singolo esaminatore alla verifica del metodo rappresenta comunque un cambiamento fondamentale. Può rendere le analisi più affidabili, trasparenti e controllabili.

Solo attraverso questo equilibrio la scienza forense può contribuire correttamente all’accertamento dei fatti.

Riferimenti bibliografici

Autori
Koehler, J. J., Mnookin, J. L., Saks, M. J.
Anno
2023
Titolo originale
The scientific reinvention of forensic science.
Rivista
PNAS
Volume
120
Pagine / ID articolo
e2301840120
Database
PNAS
DOI
https://doi.org/10.1073/pnas.2301840120