Questo articolo vuole riprendere l’articolo “Structural Violence and Clinical Medicine” pubblicato su PLoS Medicine nell’ottobre 2006 da Paul Farmer e colleghi, esplora il concetto di violenza strutturale e il suo ruolo nella medicina clinica e nella salute pubblica.
Vediamo a seguire chi viene danneggiato dalla violenza strutturale e in che modo rivolgersi a un investigatore privato può essere di aiuto.
Definizione di violenza strutturale
Violenza strutturale è un termine coniato da Johan Galtung e teologi della liberazione negli anni ’60, e si riferisce a strutture sociali (economiche, politiche, legali, culturali) che impediscono agli individui o alle comunità di raggiungere il loro pieno potenziale.
È “strutturale” perché radicata nell’organizzazione politica ed economica della società e “violenta” perché causa danni, spesso a individui vulnerabili e non responsabili della perpetuazione di tali disuguaglianze.
Esempi includono disparità di accesso a risorse, educazione, assistenza sanitaria e potere politico.
Connessione tra salute e violenza strutturale
Le disuguaglianze sociali, come la povertà, il razzismo, e la disuguaglianza di genere, influenzano chi si ammala e chi ha accesso alle cure.
Le malattie spesso considerate “biologiche” (come HIV/AIDS, tubercolosi, asma) sono in realtà fenomeni biosociali, influenzati da determinanti sociali e ambientali.
La medicina moderna si concentra fortemente sugli aspetti molecolari, trascurando il legame tra condizioni sociali e distribuzione delle malattie.
Esempi di violenza strutturale nella salute
- HIV/AIDS negli Stati Uniti: La distribuzione e gli esiti dell’HIV sono strettamente legati a fattori sociali come povertà e razzismo. Ad esempio, pazienti afroamericani senza assicurazione sanitaria hanno mostrato tassi di mortalità più alti rispetto ai bianchi, nonostante un comportamento a rischio uguale o inferiore.
- Prevenzione della trasmissione madre-figlio di HIV in Rwanda: L’intervento della ONG Partners In Health (PIH) ha dimostrato che affrontare barriere strutturali (es. mancanza di acqua pulita, alimentazione) può ridurre notevolmente i tassi di trasmissione, anche in contesti rurali e poveri.
Interventi strutturali
Gli autori dell’articolo in esame propongono interventi strutturali come soluzione per affrontare la violenza strutturale e migliorare gli esiti di salute:
- Interventi distali: Trattamenti clinici che affrontano i sintomi della malattia (es. terapia antiretrovirale per HIV).
- Interventi prossimali: Prevenzione attraverso il miglioramento delle condizioni sociali (es. accesso all’acqua potabile, lotta contro la disuguaglianza di genere).
In Rwanda e Haiti, l’approccio PIH combina cura clinica gratuita con supporto comunitario (es. accompagnatori che assistono i pazienti nelle loro case).
Critiche al sistema sanitario globale
Il modello dominante di assistenza sanitaria è visto come problematico perché tratta i servizi sanitari come merci e non come diritti. Questo perpetua le disuguaglianze.
La mancanza di diritti sociali ed economici, come educazione primaria, sicurezza alimentare e acqua pulita, è fondamentale per la perpetuazione della violenza strutturale.
Gli autori sottolineano che medici e operatori sanitari devono collaborare con esperti di politiche sociali per affrontare le cause profonde delle disparità di salute.
Conclusioni
La violenza strutturale è una delle principali cause di morte prematura e disabilità. Per ridurla, è necessario “risocializzare” la comprensione della distribuzione delle malattie.
La medicina dovrebbe perseguire l’equità nell’assistenza sanitaria, adottando un approccio integrato che combini interventi clinici e strutturali.
Gli autori del suddetto articolo auspicano un futuro in cui la medicina realizzi i suoi obiettivi più nobili, diventando uno strumento per combattere le disuguaglianze sociali e migliorare la salute globale.
In sintesi, l’articolo in questione è un’importante riflessione su come le disuguaglianze sociali influenzino la salute e su come un approccio più equo e strutturale possa migliorare gli esiti sanitari, specialmente per i gruppi più vulnerabili.