Il presente testo analizza il famoso articolo Offender Profiling and Investigative Psychology di David Canter, pubblicato sul Journal of Investigative Psychology and Offender Profiling nel 2004.
Canter affronta la storia della profilazione criminale e la nascita della psicologia investigativa come strumento di supporto per le forze di polizia e gli investigatori. L’obiettivo è stilare profili dei criminali per favorire un arresto più rapido e prevenire la commissione di nuovi reati.

Le origini della profilazione criminale

Nel 1888 il dottor Bond, medico a supporto delle indagini di polizia, elaborò quello che può essere considerato uno dei primi “profili criminali” della storia. In particolare, descrisse il possibile profilo di Jack lo Squartatore, soffermandosi sia sugli aspetti fisici che sui tratti di personalità, partendo dall’analisi delle modalità del crimine, dalla scelta delle vittime e dai luoghi degli omicidi.

Lo studioso Blau ha sottolineato come esempi di profilazione criminale si possano rintracciare anche in epoche precedenti, a dimostrazione di come la ricerca dei tratti della personalità dei criminali attraverso esperti esterni alle forze dell’ordine sia sempre stata una delle sfide centrali della criminologia.

La profilazione

Le tecniche di profilazione divennero note quando l’Accademia dell’FBI di Quantico iniziò a pubblicare rapporti sulle procedure che stava applicando. Tuttavia, la profilazione era ancora considerata una competenza personale dei profiler e non una vera e propria scienza sociale sistematica, applicabile in diversi contesti criminali. Era vista come inferenza analogica e valutazione psicologica basata sull’esperienza, più che come strumento investigativo fondato scientificamente.

Lo sviluppo dell’attività di profilazione

Inizialmente, la profilazione era ritenuta rilevante solo per i reati a sfondo sessuale, in quanto riflettevano disturbi emotivi dell’autore. Successivamente si è estesa a diverse tipologie di reato: dai furti con scasso agli incendi dolosi, fino al terrorismo.
Questo ampliamento ha portato la profilazione ad evolversi, non più legata solo ai disturbi di personalità del singolo autore, ma capace di costruire vere e proprie reti sociali connesse ai trasgressori e ai loro processi socio-psicologici.

Le domande implicite

Con l’espansione della profilazione, un gruppo di studiosi ha cercato di elaborare le questioni psicologiche implicite in questa pratica. Tali questioni possono essere riassunte in concetti chiave:

  • Aspetti salienti: individuare le caratteristiche centrali di un crimine per poterle analizzare.
  • Coerenza: le caratteristiche salienti devono mantenersi costanti nei vari crimini, così da permettere confronti e analisi di continuità. Lo studio della coerenza è essenziale per dare una base scientifica alla profilazione.
  • Differenziazione: ricercare elementi discriminanti per distinguere i criminali tra loro, attraverso caratteristiche che permettano di identificare specificità nei vari crimini.
  • Modus operandi: individuare le modalità di esecuzione di un crimine per stabilire connessioni tra diversi episodi e ricondurli allo stesso autore.

Le inferenze

Secondo Canter, il cuore della profilazione criminale consiste nell’individuare le relazioni tra:

  • A: azioni legate al crimine, facilmente conoscibili dalla polizia;
  • C: caratteristiche del trasgressore da ricercare.

Il collegamento tra questi due elementi rappresenta la base della profilazione.
L’autore propone cinque processi utili a sviluppare tali inferenze:

  1. Teoria della personalità – individuazione dei tratti del criminale ricavati dalle informazioni sul crimine.
  2. Teoria psicodinamica – interpretazione dei reati come spostamento delle emozioni dell’autore sull’atto criminale.
  3. Percorso di carriera criminologica – i criminali evolvono man mano che commettono reati; quelli più recenti possono fornire indizi anche sui crimini passati.
  4. Processi sociali.
  5. Teoria narrativa interpersonale.

La psicologia ambientale del crimine

Uno dei principali processi inferenziali che ha aperto nuove prospettive di ricerca è stato l’analisi dei luoghi dei reati, utile per individuare la residenza del colpevole. L’analisi geografica del crimine è diventata la base di numerosi studi e indagini di polizia.

Da essa sono nati diversi sistemi di supporto decisionale per le forze dell’ordine. Tuttavia, tali sistemi possono essere realmente efficaci solo se si comprende appieno il processo decisionale della polizia, così che possano adattarsi al caso concreto.

L’ascesa della psicologia investigativa

I contributi della psicologia alle indagini hanno favorito la nascita, sempre con il lavoro di Canter, della psicologia investigativa, distinta dalla psicologia forense.

  • La psicologia forense si concentra sulla gestione e sul trattamento dei trasgressori dopo l’arresto.
  • La psicologia investigativa, invece, studia come la scienza comportamentale possa supportare l’individuazione degli autori dei reati.

La classificazione

Per rendere la profilazione uno strumento utile agli investigatori, sono stati creati schemi di classificazione per i reati e i loro autori. La più nota è la distinzione tra serial killer organizzati e disorganizzati, basata sull’idea che una scena del crimine organizzata corrisponda a un autore con personalità “organizzata”.

Tuttavia, questa categorizzazione presenta debolezze: si presuppone infatti che ogni tipologia abbia caratteristiche costanti e distinguibili dalle altre, ma in realtà molti casi mostrano tratti appartenenti a più categorie, creando difficoltà di classificazione.

Uno degli strumenti utilizzati per testare la co-occorrenza delle caratteristiche è lo scaling multidimensionale (MDS), che rappresenta le caratteristiche come punti nello spazio: più i punti sono distanti, meno è probabile che si presentino insieme.

Fonti di informazione

Gli psicologi investigativi hanno attinto a una vasta gamma di fonti: scienza del crimine, testimonianze, modalità di commissione del reato, luogo di ritrovamento della vittima. Questi dati vengono poi usati per sviluppare la profilazione criminale.

È importante distinguere tali fonti da quelle utilizzate dagli psicologi forensi, i quali si basano principalmente sulle informazioni ricavate dai trasgressori stessi, ad esempio per valutarne l’idoneità a comparire in tribunale o il comportamento dopo l’arresto.

Lavorare con i dati forniti direttamente dalla polizia può essere molto utile, ma comporta la sfida di trasformarli in strumenti scientificamente solidi.

Nuovi orizzonti

Oggi la psicologia investigativa analizza un’ampia varietà di reati, non più solo quelli legati agli aspetti emotivi, ma attingendo anche alla psicologia cognitiva e sociale. Non è utilizzata soltanto dalle forze dell’ordine: anche ministeri e dogane ne fanno ricorso.

Infine, secondo Canter, la psicologia investigativa potrà estendersi ben oltre l’ambito strettamente criminale, ma di questo ne parleremo in altri articoli appositi.

Riferimenti bibliografici

Autori
David Canter
Anno
2004
Titolo originale
Offender Profiling and Investigative Psychology
Rivista
Journal of Investigative Psychology and Offender Profiling
DOI
https://doi.org/10.1002/jip.7